
A scattare la fotografia della cooperativa è il Bilancio 2015, presentato giovedì 30 giugno nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, alla presenza del presidente di Cooplat Fabrizio Frizzi e del “padrone di casa”, il sindaco di Firenze Dario Nardella.
“Il rafforzamento della cooperativa messo in luce dai dati di esercizio è il miglior regalo che potevamo farci per il nostro 70esimo anniversario e ci consente di guardare avanti con rinnovata fiducia – dice Frizzi -. Ci proponiamo ai nostri interlocutori, sia nel pubblico che nel privato, sempre più con l’approccio del partner anziché del semplice fornitore di servizi, offrendo qualità del lavoro e lavoro
qualificato. Merito di una politica aziendale scrupolosa che ha saputo tenere la cooperativa al passo con i tempi, semplificando i processi industriali, riorganizzando attentamente i sistemi gestionali e investendo nell’innovazione tecnologica. Tutto ciò senza mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo, senza mai accantonare i principi di partecipazione, solidarietà e mutualità, l’attenzione alla persona prima ancora che al lavoratore, che sono le nostre radici. Siamo convinti che occorra essere una buona impresa per fare buona cooperazione”.
Rientra in quest’ottica di valorizzazione del personale e del lavoro la prevalenza in Cooplat dei contratti a tempo indeterminato: sono 1.753 i “posti fissi” contro soli 95 contratti a tempo determinato. Nella stessa direzione si muovono le molte iniziative promosse negli anni dalla cooperativa in favore dei soci e dei dipendenti. Dalla sperimentazione di nuove forme di partecipazione recentemente sfociata nell’Open Space Technology coordinato da Sociolab, che nel mese di aprile ha coinvolto oltre cento soci in un confronto sul futuro della cooperativa, alla ricerca condotta nel 2012 dal Ceuriss sui lavoratori immigrati che con 383 persone (di cui 252 donne) provenienti da 35 Paesi (Albania, Romani, Perù e Shri Lanka in testa) rappresenta quasi il 15% dell’intera forza lavoro. Un’attenzione particolare è sempre stata riservata alle tematiche di genere, a partire dallo studio realizzato dalla Scuola Sant’Anna di Pisa sulle lavoratrici donna che prevalgono con 948 socie e 859 dipendenti in quella che è una cooperativa prevalentemente “rosa” e multietnica. Un’esperienza, questa, sfociata nel finanziamento di un assegno di ricerca, sempre al Sant’Anna, per formare un gruppo di capocommessa e capo cantiere sul diversity management, ovvero sull’interpretazione delle diversità di orientamento sessuale, di genere, di religione, di cultura e di età a partire dall’organizzazione del lavoro sui cantieri e dalle relazioni tra le persone.
Un’attenzione particolare alla “questione femminile” sta alla base dell’intesa per l’inserimento lavorativo delle donne maltrattate siglata nel dicembre 2013 tra Cooplat e l’associazione Artemisia, da venticinque anni impegnata nel contrastare la violenza su donne e minori sul territorio fiorentino, con un impegno e un coraggio che solo pochi giorni fa sono valsi alla onlus il prestigioso Fiorino d’Oro del Comune di Firenze. La giornata di stamani è stata l’occasione di rinnovare l’accordo alla presenza della presidente di Artemisia Teresa Bruno. La prima fase sperimentale ha portato all’assunzione a tempo indeterminato di tre donne, tutte con figli a carico, faticosamente uscite da storie di maltrattamenti familiari e che grazie alla loro nuova occupazione in cooperativa, dove sono impegnate per lo più nel settore delle pulizie e dell’igiene, hanno potuto lasciare la casa rifugio di Artemisia e riacquistare una indipendenza anche economica che le ha rese di nuovo autonome e padrone della loro vita.





