Ha aperto le porte a Bagno a Ripoli (Firenze) “Casa Gemma“, bene confiscato alla mafia cinese che è diventato un rifugio per persone con fragilità abitativa. L’immobile, passato al comune ripolese nel 2023, è adesso al centro di un progetto promosso dalla Società della Salute fiorentina Sud-Est, che ha affidato la gestione della struttura alla Fondazione Caritas ETS, insieme al Consorzio CoeSo e alla cooperativa Arca.
La casa è stata ristrutturata grazie al cofinanziamento della Regione Toscana per 345.500 euro e a risorse del Comune di Bagno a Ripoli per 40 mila euro. Potrà ospitare fino a dieci persone e offrirà accoglienza a soggetti in situazione di momentanea difficoltà, ad esempio a seguito di uno sfratto o per la perdita del lavoro, accompagnandoli in un percorso graduale verso l’acquisizione dell’autonomia abitativa.
In particolare, la cooperativa sociale Arca è coinvolta nel progetto con i suoi educatori a supporto degli ospiti di Casa Gemma, per affiancarli in percorsi personalizzati finalizzati al reinserimento sociale, e con un servizio di consulenza psicologica di primo orientamento. Oltre a offrire una collocazione abitativa temporanea, il co-housing aiuterà gli ospiti a riposizionarsi attraverso interventi di socializzazione, collaborazione e solidarietà.
La villetta di via Roma 343 a Bagno a Ripoli, che ospita i primi quattro inquilini, è stata inaugurata l’8 giugno dal sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della Società della Salute fiorentina Sud-Est Francesco Pignotti e dalla vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop. La ristrutturazione è stata pensata per creare un’abitazione flessibile in grado di rispondere a diverse necessità, dai nuclei monoparentali alle famiglie. Sette le camere, sei i bagni. In comune la cucina, la mansarda, un ampio terrazzo, giardino e garage. Parte degli arredi è stata donata da Ikea Firenze nell’ambito del programma nazionale “Un posto da Chiamare Casa”.





